IMPRESSIONI WAGNERIANE... DAL FESTIVAL DI BAYREUTH 2026

Ricorrono in questo 2026 i 150 anni di vita del Festival di Bayreuth e la direzione artistica ha scelto, per l'edizione del "giubileo", di far approdare al Festspielhaus un titolo mai eseguito sulla Collina Verde (tra l'altro mai voluto in quel teatro dallo stesso Wagner): RIENZI.

A questo titolo, si sono uniti poi altre produzioni già rodate (Der fliegende Hollander - Parsifal) e la nuova produzione del RING DES NIBELUNGEN.

L'inaugurazione ufficiale del Festival invece è avvenuta con l'esecuzione della Sinfonia n. 9 di Beethoven, riprendendo la tradizione che volle lo stesso Wagner sul podio del capolavoro beethoveniano il giorno della posa della prima pietra del Festspielhaus (22 maggio 1872) nonché la prima inaugurazione del Festival dopo la fine del secondo conflitto mondiale, diretta da Furtwangler.


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CONCERTO DI INAUGURAZIONE (Wagner - Beethoven)

Il concerto che ha inaugurato il Festival 2026, diretto da Christian Thielemann, ha visto nella prima parte l'esecuzione di due brani wagneriani (preludio del primo atto dei Meistersinger e coro degli ospiti dal Tannhauser) prima della Sinfonia n. 9 in re minore op. 125 "Corale".

Thielemann fa suonare magnificamente l'Orchestra del Festival nella sinfonia beethoveniana mentre qualche piccola incertezza si riscontra nei due brani wagneriani. Il coro del Festival, preparato da Thomas Eitler-de Lint, fa una buona impressione, anche se i fasti della direzione di Eberhard Friedrich sono ancora lontani.

Buonissimo il quartetto di interpreti vocali: Elza van den Heever, Christa Mayer, Klaus Florian Vogt e Georg Zeppenfeld.

Diretta radiofonica (Rai Radio3) del 25 luglio 2026 - ★★★★☆


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RIENZI

Portare in scena Rienzi a Bayreuth, pensando non solo alle volontà di Wagner ma soprattutto al retaggio storico "pesante" legato all'appropriazione da parte della propaganda nazista di quest'opera, è stato sicuramente un azzardo da parte della direzione del festival. Se poi pensiamo anche alla difficoltà estrema di esecuzione che questa partitura ha, in particolar modo sui cantanti, si può ben dire che, alla fine, tra alti e bassi, è stata una giustissima riscoperta.

L'opera è lunghissima e in alcuni momenti può stancare l'ascoltatore, non sempre è coerentissima, ma la prova wagneriana di avvicinamento al grand-opéra meyerbeeriano è degna di riscoperta.

Sul piano prettamente musicale è un trionfo per Nathalie Stutzmann che dirige un'orchestra molto attenta alle dinamiche richieste e ai colori stessi di una partitura "fiume". Belli alcuni momenti in cui si percepisce nettamente come la maestra francese cerchi di avvicinare Wagner al grand-opéra, lasciandogli però spazio ad un'espressivita' che già guarda a quello che sarà il grande passo del teatro musicale wagneriano che verrà in seguito.

Buona la prova del coro che, come si diceva per la Nona di Beethoven, ancora non raggiunge i livelli di qualche anno fa.

Gli interpreti fanno tutto quello che possono per "portare a casa" la recita, memori di una scrittura vocale che dire impervia è poco.

Andreas Schager, nel ruolo del titolo, si conferma ad oggi uno dei massimi heldentenor dei giorni nostri. La sua voce è possente e luminosa, purtroppo però tarata su un volume in cui il forte lascia pochissimo spazio alle sfumatue e ai piani. Alla fine risente di una scrittura quasi proibitiva giungendo al termine della recita molto provato.

Gabriela Scherer canta benissimo la parte di Irene, con la sua voce luminosa e svettante ma sempre dalla linea di canto musicalissima.

Jennifer Holloway è uno splendido Adriano, che se la gioca con la Scherer per la palma di "migliore" della serata. Vocalità possente ma omogenea legata ad una capacità introspettiva veramente rara.

Buoni gli interpreti secondari (Andreas Bauer Kanabas, Michael Nagy e Vitalij Kowaljow).

Due parole per la regia delle ungheresi Alexandra Szemerédy e Magdolna Parditka. Ormai spostare dal punto di vista temporale l'azione dell'opera è cosa all'ordine del giorno, ma quando lo si fa si deve avere un'idea forte e qui, alla fine non pare esserci.

Rienzi in questo spettacolo è un uomo moralmente compromesso fin dall’inizio dell'opera... cosa che nell'opera non dovrebbe essere in quanto il tribuno è visto da Wagner come un idealista che a lungo andare si corrompe esercitando il potere. Molte scene risultano sinceramente fuori contesto anche se l’ambientazione nel mondo della politica contemporanea, con campagne elettorali dominate dai media, era senza dubbio un punto di partenza su cui si poteva sviluppare diversamente l'idea di come affrontare complessivamente lo spettacolo.

La scena del balletto si fa guardare... essendo lo stesso trasformato in una divertita parodia dell’universo wagneriano, popolato da tanti personaggi delle altre opere del compositore tedesco.

Nel complesso però lo spettacolo non vola... e sicuramente non troverà altre riprese al di fuori di questa produzione, che senza dubbio ha il merito di aver dato comunque lustro ad una delle prime opera di Wagner. Se questo è l'inizio... speriamo nei prossimi anni di vedere a Bayreuth anche Die Feen Das Liebesverbot.

Diretta streaming del 26 luglio 2026 - ★★★☆☆


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DER RING DES NIBELUNGEN

Il nuovo Ring del 150° anniversario del Festival di Bayreuth è affidato alla direzione di Christian Thielemann, che torna alla saga nibelungica dopo averla diretta in giro per il mondo e, proprio a Bayreuth, nel quinquennio 2006/2010.

L'ascolto è stato alla radio e quindi non si possono fare considerazioni sulla messa in scena che, affidata alle cure di Marcus Lobbes, ha visto l'uso dell'intelligenza artificiale che ha generato continue immagini proiettate sul palcoscenico del Festspielhaus, che si adattavano a musica e al testo.

Certo per una celebrazione così importante ci si sarebbe aspettata una messa in scena vera e propria... ma noi ci soffermiamo sull'aspetto musicale.

Thielemann conosce a fondo le partire del prologo e delle tre giornate che formano la "saga" wagneriana... e con l'orchestra del Festival, in stato di forma eccezionale, scava nel magma della partitura (splendido da questo punto di vista l'inizio del Rheingold, dove la musica pare prenda forma dal nulla). I tempi sono sempre abbastanza dilatati ma, a mio avviso proprio rispetto al Ring precedentemente diretto a Bayreuth, la sua sembra una direzione un po' meno "alla tedesca", pur nella completa cesellatura delle rotondità orchestrali, dell'accuratezza e cura degli ottoni (cosa mai semplice in queste partiture). Al termine delle quattro opere si può ben dire che il "vincitore" è lui, supportato da un cast tra i migliori sicuramente possibili, ma che pone anche delle domande sul perché di scelte (certamente dettate anche dal budget) ripetute.

Tra gli interpreti che hanno preso parte al Ring voglio ricordare innanzitutto Michael Volle che, nonostante l'età e la voce che un po' si è ridimensionata, resta il Wotan di riferimento dell'ultimo decennio.

Nel Rheingold emergono le voci di Jochen Schmeckenbecher (ottimo Alberich), Klaus Florian Vogt (Loge), Anna Kissjudit (Fricka) e Mika Kares (Fasolt).

In Walkure, oltre alla strabordante direzione di Thielemann e a Volle, sono da ricordare Klaus Florian Vogt (Siegmud dalla voce chiara ma ben calibrata), Elza van den Heever (ottima Sieglinde), Mika Kares (ottimo Hunding) e Anna Kissjudit (Fricka che conferma le ottime impressioni del Rheingold). Camilla Nylund, nel ruolo di Brunnhilde, parte in sordina ma poi ne esce una performance molto buona.

In Siegfried ottima la performance della coppia Vogt/Nylund, così come ben caratterizzato è stato il Mime di Gerhard Siegel.

In Gotterdammerung, se ottengono conferme Vogt e Nylund, grandissima impressione ha fatto all'ascolto l'Hagen di Mika Kares. La grande delusione della serata... è stata purtroppo la Waltraute di Christa Mayer.

Complessivamente, quindi, dal punto di vista musicale un Ring benissimo eseguito di cui si ricorderà la splendida direzione e concertazione di Christian Thielemann.

Diretta radiofonica (Rai Radio3) del 27-28-30 luglio e 1 agosto 2026 - ★★★★☆

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