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Le opere dimenticate... "MALA VITA" di U. Giordano

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Oggi voglio porre la mia attenzione sulla prima avventura operistica di Umberto Giordano, uno dei massimi musicisti in campo operistico nel lasso di tempo che va dagli anni ’90 dell’Ottocento fino alla fine degli anni ’30 del Ventesimo secolo. Il mio sguardo è rivolto a Mala vita che, nella realtà, non fu il primo melodramma scritto Giordano. Nel 1888 infatti l’editore milanese Edoardo Sonzogno indisse un concorso per giovani compositori le cui opere non erano mai state rappresentate. Questi dovevano presentare, ad una giuria composta da cinque personalità importanti tra critici e compositori dell’epoca, un’opera in un atto. Il premio sarebbe consistito nell’organizzazione della rappresentazione delle prime tre opere classificate, il tutto a spese dell’editore. Umberto Giordano presentò Marina , un lavoro in un atto che aveva scritto mentre studiava ancora al Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli, che alla fine ebbe soltanto una menzione d’onore (da non dimenticare c...

Le opere dimenticate... "I CAPRICCI DI CALLOT" di G. F. Malipiero

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Nell’attesa, che credo sarà ancora lunga…, di parlare di musica “dal vivo” voglio fare alcune riflessioni su un compositore molto importante del ‘900: Gian Francesco Malipiero. La sua produzione operistica è molto ampia, nello specifico ben 20 titoli, e va da Orfeide del 1925 a Uno dei dieci del 1971. Il lavoro di Malipiero che voglio prendere in considerazione è I capricci di Callot , opera in tre atti, prologo e cinque quadri su libretto del compositore stesso e andato in scena per la prima volta al Teatro dell’Opera di Roma il 24 ottobre 1942. Quest’opera credo che si possa considerare come un momento determinante nell’evoluzione artistica di Malipiero, una nuova svolta, dopo quella che lo aveva temporaneamente allontanato dai prediletti temi fantastici (pensiamo a Torneo notturno ) per accostarsi a soggetti storici di alta derivazione tragica. Con I capricci di Callot Malipiero volta le spalle alle tentazioni shakespeariane o classiche, esplicitate in Giulio...

IL DITTICO PER ANTONOMASIA… NON DEL TUTTO AZZECCATO

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Al Teatro Valli di Reggio Emilia è andato in scena, lo scorso fine settimana, il più classico dei dittici operistici e cioè l’accoppiata Cavalleria rusticana / Pagliacci . L’allestimento arriva direttamente dal Teatro Comunale di Bologna (complici le intere maestranze del teatro felsineo) che lo ha messo in scena alla fine del 2019. Le regie delle due opere sono curate da due tra le massime registe italiane dei giorni nostri: Emma Dante per Cavalleria rusticana e Serena Sinigaglia per Pagliacci . L’allestimento di Emma Dante è quello che 2017 che personalmente trovo interessantissimo in quanto sfrutta un palcoscenico formato da pochi elementi che però, grazie ai sapienti movimenti di interpreti, masse corali e figuranti ci porta ad una società siciliana opprimente, in cui l’aspetto del “silenzio” e della “devozione” la fanno da padrone.  La Cavalleria di Emma Dante mi sembra emerga come un dramma collettivo, una sorta di Sacra rappresentazione laica di dolor...

UNA BOHEME… FREDDINA CHE NON SCALDA I CUORI

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Nel giorno della dolorosa notizia della scomparsa della “grandissima” Mirella Freni ho avuto modo di vedere la produzione de La boheme che sta andando in scena alla Royal Opera House di Londra. Purtroppo il confronto vocale con i ricordi legati alla Mimì della Freni sono impietosi… ma tant’è! Mirella rimarrà nei ricordi di tutti gli amanti dell’opera come uno dei migliori soprani della seconda metà del ‘900. Ma veniamo alla produzione londinese dell’opera di Puccini. L’allestimento ha debuttato a Londra quasi 3 anni fa e porta la firma di Richard Jones, con scene e costumi di Stewart Laing e luci di Mimi Jordan Sherin. Per carità, credo non sarà una produzione che durerà negli anni, ma a sentire i riscontri del pubblico piace. A me personalmente dice molto poco, non andando a stravolgere nulla ma rimanendo sempre superficiale. Non ci trovo uno scavo sulla psicologia dei personaggi che a mio avviso è invece obbligatoria in quest’opera. Alla fine Mimì e Rodolfo paiono d...

IL PURO FOLLE A PALERMO... NELLA VISIONE VICK/WELLBER

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Ho finalmente visto il Parsifal che ha inaugurato la stagione 2020 del Teatro Massimo di Palermo. Il mio interesse riguardava innanzitutto l’aspetto musicale, con il debutto di Omer Meir Wellber come direttore musicale del teatro palermitano, senza dimenticare la regia affidata a Graham Vick che, invece, ritornava a Palermo dopo la Tetralogia terminata tre anni fa. Parto dalla regia… L’ambiente in cui Vick fa muovere la storia dell’opera è l’intero palcoscenico del Massimo, completamente spoglio, quasi a ricordarci antiche architetture dell’età romana ora in disuso o magari grandi ed altissimi capannoni di un’era industriale passata. Sul palco c’è solo una enorme e lunga pedana che lo sovrasta fino ad occupare proscenio e parte del golfo mistico. Nient’altro, a parte qualche elemento (un albero spoglio, alcune tende che dividono la scena e sulle quali riflettono le proiezioni, per esempio) che va a caratterizzare il luogo e il tempo di svolgimento dell’azione. Per il resto ...

SALOME A VIENNA… TROPPA POLVERE SIA IN SCENA CHE NELLE VOCI

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In queste settimane a Vienna stanno andando in scena due allestimenti di Salome , grandissimo capolavoro di Richard Strauss. Non avendo visto quello in scena al Theater an der Wien mi soffermerò su quella che è stata proposta al pubblico della Staatsoper. L’allestimento, che considerare datato è un eufemismo, è quello di Jurgen Rose al quale cerca di dare una parvenza di regia Boleslav Barlog. Le scene, che un po’ ricordano l’Art Nouveau, sono ancora interessanti anche se gli anni di produzione si vedono tutti. Movimenti minimi, tutti un po’ troppo statici, solo Salome si muove (naturalmente anche nella danza dei sette veli, peraltro non particolarmente avvincente). Questa tipologia di spettacoli fa parte della metodologia di proposta della Staatsoper… ma questa Salome non è certo il Rosenkavalier di Otto Schenk! Veniamo alla parte musicale. Protagonista nel ruolo del titolo è Lise Lindstrom che disegna una Salome dalla importante forza drammatica. In scena e n...

IL FALSTAFF DI SALSI... BUONA LA PRIMA

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L’interesse della nuova produzione di Falstaff al Teatro Municipale di Piacenza era dovuta ad una serie di fattori. Primo fra tutti il debutto nel ruolo del titolo di Luca Salsi, reduce dalla Tosca scaligera e da un 2019 particolarmente impegnativo, coronato anche dal debutto nel Simon Boccanegra salisburghese. Inoltre ci si aspettava molto dalla regia del giovane Leonardo Lidi, reduce da alcune ottime produzioni teatrali. Altra chicca che prefigurava una bella serata è l’intero cast quasi completamente italiano. Alcuni dettagli sull’impostazione registica di Lidi. Tutto fila liscio, l’ambientazione (scene di Emanuele Sinisi) è molto minimale e si avvale di bei fondali oltre ad una piattaforma nella quale di svolgono le scene dell’Osteria della Giarrettiera. Unico elemento quasi ricorrente in tutta l’opera è un enorme trono ligneo, forse a retaggio dei bei tempi di Falstaff che ritornerà più volte durante l’azione. I costumi sono classici ma ben fatti e congeniati da Valeri...